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Milano Loves Fashion quando la moda dà spettacolo, e non solo

Due modelle sfilano al Milan Fashion Show

Gentile concessione di CoSTUME NATIONAL

La settimana della Moda a Milano (svoltasi l’ultima settimana di settembre in occasione di Moda Donna) si è aperta il 24 settembre con uno spettacolo nella centralissima Piazza Duomo: uno show con danza, musica, teatro e, naturalmente, una sfilata. A chiudere la serata, che simbolicamente ha dato il via all'inizio della settimana della moda, è stata la sfilata di «C’N’C Costume National” di Ennio Capasa. La moda, quindi, come elemento di fascino, seduzione ma anche di aggregazione e di partecipazione per la gente.

Abbiamo chiesto ad Alessandra Bigotta di Fashion di raccontarci le sue impressioni su questa ultima edizione della settimana della Moda a Milano.

Che tipo di moda ti è sembrato vogliano proporre i più bei nomi del Made in Italy?

Difficile individuare una tendenza univoca, perché mai come questa volta i singoli stilisti hanno voluto ribadire la propria precisa personalità: il messaggio emerso da Milano Moda Donna è stato di concretezza. Diverse case di moda (una per tutte, Dolce & Gabbana) hanno deciso di tornare alle origini e ai valori del proprio brand, rinnovandoli in chiave contemporanea e abbandonando certi vezzi “couturofili” che si erano visti in passato.

È uno stile che fa sognare? O è uno stile a cui ogni donna può pensare di avvicinarsi nella vita di ogni giorno?

Il prêt-à-porter non sarebbe tale, se non facesse sognare. Quindi ben venga, per esempio, l’abito in cristallo presentato da Prada per la primavera-estate 2010. Ma tutti gli stilisti sanno che non è tempo di virtuosismi fini a se stessi: un ideale femminile molto citato in pedana è stato quello metropolitano, aderente alla realtà.

Si parla tanto di fibre naturali: c’è una ricerca in atto da parte degli stilisti di moda?

Sicuramente. Non dimentichiamo che le fibre nobili e naturali rappresentano l’essenza delle collezioni italiane, frutto di una filiera che non ha eguali nel mondo. Made in Italy, oggi, significa forma (quindi immagine, glamour, fascino) ma soprattutto contenuto, ossia materiali di qualità.

Qual è la fibra naturale più versatile che hai visto in passerella?

Non si può parlare di versatilità di questa o quella fibra, ma della capacità dei creatori di moda di offrire nuove chance ai materiali: mi riferisco alle organze impalpabili della collezione Gianfranco Ferré, ai satin fluttuanti dei soprabiti di Max Mara, alle sete tie dye di Blumarine. Persino il caro, vecchio denim è apparso in gran forma: decolorato e usurato ad arte da D&G, in versione cavallerizza da Frankie Morello o “verniciato” da Dsquared2.

Verde e sostenibile sono due aggettivi che vediamo sempre più spesso sui giornali. La moda li ha fatti propri? Quanto è diventata sensibile la moda al tema eco-compatibile?

L’immagine di Michelle Obama, first lady degli Stati Uniti alle prese con il suo orto biologico alla Casa Bianca, la dice lunga su come i tempi siano cambiati. Soprattutto nel nostro mondo occidentale, il consumatore è sempre più sensibile e “critico” nei confronti di ciò che mangia e che indossa: un fenomeno prontamente registrato dalla moda, che in nome di una qualità dai contenuti sempre più complessi si sta impegnando anche sul fronte della sostenibilità. Il cammino è ancora lungo, ma una presa di coscienza c’è e si vede.

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